riflessioni

Una corsa silenziosa

Negli ultimi giorni mi sono trovata costretta a fermarmi.
Non per scelta inizialmente, ma per necessità.

Prima c’erano stati altri segnali: piccoli imprevisti, contrattempi continui, quella sensazione strana di essere sempre un passo avanti a me stessa. Poi sono arrivati l’incidente e la frattura al piede. Un attimo. Un movimento sbagliato. E il corpo che, in un secondo, ha detto basta.

All’inizio ho fatto quello che so fare meglio: ho cercato una spiegazione. Mi sono chiesta cosa avessi attirato, cosa stessi creando, dove avessi “sbagliato”.
Una domanda che sembra consapevole, ma che in realtà nasce da un’abitudine più profonda: essere severa con me stessa anche quando soffro.

Restando ferma, però, qualcosa è cambiato.
Ho iniziato ad ascoltare davvero.

Una corsa silenziosa

Correre e trattenere

Mi sono accorta che vivo da tempo in una corsa silenziosa. Non sempre visibile, ma costante. Una tensione di fondo, come se dovessi reggere tutto, tenere insieme tutto, andare avanti comunque. Con l’idea che la vita sia fatta di prove, di alti e bassi da attraversare stringendo i denti.

Dicevo di sentirmi nell’abbondanza. E in parte era vero.
Ma il corpo raccontava un’altra verità.

Il bruxismo, la stanchezza, la rigidità… e ora questo infortunio. Tutto parlava la stessa lingua: stavo trattenendo troppo.

Ho capito allora una cosa semplice, ma per me rivoluzionaria: non tutto ciò che accade arriva per insegnarci qualcosa.
Non tutto è uno specchio da interpretare.
A volte gli eventi accadono mentre stiamo vivendo in un certo stato, e basta.

Il punto non è l’evento.
Il punto è cosa faccio io dopo.

Avrei potuto trasformare anche questo in una colpa, in una lezione da superare, in un altro peso da portare. Invece ho scelto, per la prima volta forse, di non aggiungere giudizio al dolore.

Ho scelto di rallentare davvero.

Sto imparando che cambiare stato non significa pensare meglio, ma vivere più piano, con più presenza.
Significa smettere di oppormi alla vita mentre accade.

Attiriamo ciò che siamo

Se è vero che attraiamo ciò che siamo, allora non serve temere gli eventi ma fare attenzione allo stato in cui viviamo.

Io stavo vivendo in costante corsa e tensione e la vita mi ha risposto con coerenza.

Oggi non so ancora dove sto andando.
So solo che non voglio più arrivare da nessuna parte sacrificando il corpo, la presenza, la gentilezza verso di me.

Se c’è qualcosa che questa esperienza mi sta chiedendo, è questo: smettere di stringere per sentirmi al sicuro.

E forse la vera svolta non è evitare che qualcosa accada, ma imparare a vivere con lentezza e attenzione in ciò che sto facendo in questo momento, senza dover pensare al momento successivo.

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Io creo la mia Realtà e ne sono completamente responsabile!

– LAURA CALLEGARO

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